Un grave problema: il bullismo. Come fare

Il bullismo è un fenomeno che deve preoccupare, perché, come la cronaca anche recente insegna, può avere gravi ripercussioni su chi ne è vittima, fino a portare anche ad atti estremi i nostri ragazzi. Si tratta di un problema decisamente più esteso di quanto si possa credere: il 53% dei dirigenti scolastici in Italia è dovuto intervenire a fronte di atti di bullismo nella propria scuola. Si tratta di un dovere specifico del dirigente scolastico, degli insegnanti e di chiunque venga a conoscenza di atti di bullismo, ciascuno per le proprie competenze, ovviamente. Ma il bullismo, realmente, che cos’è? Si parla di atti di bullismo non quando ci si trova di fronte a conflitti tra ragazzi a livello paritario, né quando si tratta di episodi sporadici e isolati.

Il bullismo è la messa in atto di atti di prepotenza continuati, da parte di un singolo ma più spesso da parte di un gruppo, la logica del branco, contro una persona identificata come vittima. Quasi sempre il motivo è una presunta differenza della vittima rispetto al gruppo, quale il colore della pelle, tendenze sessuali, modi di comportamento eccetera. Il bullismo fa sentire la vittima inadeguata rispetto al suo ambiente, impotente nel gestire la situazione, ferita, isolata. Il bullismo si può esplicare in modo fisico, verbale o relazionale. Il bullismo fisico comporta atti violenti verso la vittima, che subisce senza avere la capacità o la possibilità di reagire e difendersi. Il bullismo verbale è fatto di insulti, insinuazioni e calunnie che minano l’autostima della vittima. Più subdolo è il bullismo relazionale, che isola la vittima dall’ambiente scolastico o sociale comune.

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Il bullismo ha sempre la caratteristica di continuità dei comportamenti e richiede monitoraggi interventi a loro volta continuativi; gli interventi “una tantum” non risolvono nulla. Recentemente è in crescita il fenomeno del bullismo perpetrato attraverso i computer e gli smartphone, con i mezzi social, o le chat; si parla in questi casi di Cyberbullismo, ma la sostanza non cambia, è solo ancora più vigliacco del bullismo fatto di persona, perché chi lo mette in atto non ha neanche il coraggio di farlo faccia a faccia. La vittima di bullismo, quindi, tende a chiudersi in se stessa, sentendosi ferita, impaurita, impotente, senza speranza, fino a sviluppare anche sensi di colpa, disturbi psicologici e dell’alimentazione e si arriva, purtroppo, anche al suicidio. Gli adulti hanno il preciso compito, anche difficile, di essere attenti a ogni segno di bullismo, perché è assolutamente importante intervenire prima possibile a tutela della vittima e per stroncare ogni atto di bullismo prima possibile. Bisogna agire bene e in fretta ma come si fa? Ecco alcuni consigli:

  • Attenzione ai segnali di disagio; gli adolescenti quasi sempre sono introversi con i genitori, i quali devono moltiplicare le loro sensibilità e carpire ogni segnale di cambiamento di umore e di comportamento dei figli.
  • Cercare di instaurare in famiglia un clima che favorisca il dialogo e la confidenza su ciò che accade.
  • Se ci accorgiamo o veniamo a sapere di atti di bullismo verso i nostri figli, è utile cercare di coinvolgere il/la ragazza in attività esterne gradite, che tendano ad aumentare l’autostima.
  • Parlare con gli insegnanti e pretendere un loro intervento, anche paventando un intervento presso i Carabinieri, che non deve essere solo una minaccia ma, a fronte di un perpetuarsi degli atti e un’inerzia di chi di dovere, deve assolutamente realizzarsi. Nessun timore, le forze dell’ordine sono attente a questi fatti.
  • Portare a conoscenza i nostri figli della possibilità di chiedere aiuto, ad esempio, al telefono azzurro, attraverso la chat dedicata o il numero di telefono dedicato ai minori e alle persone che hanno bisogno di informazioni o aiuto.

Il telefono azzurro è a disposizione direttamente via telefono al numero 19696 o tramite internet: www.azzurro.it e scegliendo ch@tt@ con telefono azzurro per un dialogo in tempo reale. Questa opzione può facilitare l’accesso dei ragazzi che, magari, non si sentono di sostenere un dialogo diretto a voce.

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